thailandiaThailandia

Missione di Ngao

Thailandia
Referente: padre Maurizio Arioldi, prete del PIME.

La Missione di Ngao segue quindici villaggi appartenenti principalmente a tre grossi gruppi etnici: Akha, Kariani e Yao. Accanto a questi ultimi vi sono anche altre tribù minoritarie quali Lahu e Lannathai (o Thai del nord). I primi tre gruppi, unitamente con i Lahu, sono minoranze etniche provenienti, molto spesso come rifugiati del Laos, dalla Birmania o dalla Cina (in questi stati, queste tribù non sono minoranze, ma popolazioni etniche numerose e culturalmente vive con una loro lingua e cultura ben precisa e distinta). Fra questi gruppi etnici, molti sono ancora privi di cittadinanza thailandese e la maggioranza degli adulti non parla ancora il thailandese, di conseguenza, sono costretti ad affrontare enormi difficoltà per godere della piena cittadinanza e dei diritti che ne conseguono. L’inserimento dei bambini nel sistema scolastico thailandese diventa allora una grande priorità. Spesso questa gente, un tempo nomade o semi-nomade, non ha sufficiente terra per coltivare il riso (alimento base) e lavora a giornata per paghe irrisorie. Ai giovani poi, ancora sovente senza alcun grado di educazione, non resta che la manovalanza a buon mercato se non addirittura i traffici per cui la Thailandia è tristemente famosa: droga e prostituzione. Da Aprile 2018 la diocesi di Chiang Mai è stata divisa ed è nata la nuova Diocesi di Chiang Rai, il distretto di Ngao entra a far parte della nuova Diocesi. Il progetto di sostegno a distanza si inserisce in questo contesto e si concretizza attraverso due modalità:

  • Un centro di accoglienza per circa 30 ragazzi/e a Ngao, capoluogo di Distretto, della Provincia di Lampang, punto di riferimento pastorale per tutta la zona. Qui vengono accolti ragazzi/e provenienti dai villaggi dove non c’è la scuola o dove non è possibile raggiungere una scuola vicina o provenienti da famiglie in difficoltà (genitori ammalati, detenuti ecc.). Vivendo al centro, i ragazzi potranno frequentare la scuola pubblica del distretto. La povertà delle famiglie non permette loro di collaborare in nessun modo o solo in piccola parte; per questo la missione mette a disposizione dei ragazzi tutto quanto è necessario per la scuola, l’alimentazione e la salute. Nei pressi di questo centro vi sono altri 2 ostelli più piccoli posti nelle zone più remote del distretto. A circa 30 Km dal centro di Ngao vi è un altro ostello (gestito da due suore di un istituto locale) che ospita circa 15 bambini delle scuole primarie.
  • Aiuto ai ragazzi/e che vivono in famiglia (nei villaggi in cui la scuola è presente e raggiungibile): si aiuta nell’alimentazione, spese scolastiche (tasse scolastiche, divise, cartelle, quaderni ecc.) e assistenza medica. In alcuni villaggi si aiuta anche per il trasporto, organizzando mezzi che possano portare i ragazzi a scuola dal loro villaggio. Senza questo aiuto, durante la stagione delle piogge i bambini più piccoli non riuscirebbero a raggiungere la scuola e quelli più grandi distratti da altre cose spesso non raggiungono mai la scuola. L’aiuto al ragazzo/a diventa aiuto anche a tutta la famiglia, perché è impossibile separare i bisogni di uno da quelli degli altri membri. In questo compito sono preziosi e fedeli collaboratori i catechisti che risiedono nei villaggi o che li visitano regolarmente. I missionari coordinano il lavoro cercando di visitare i villaggi frequentemente.
Seguici su Maurizio Arioldi

 

Missione di Chiang Rai

Thailandia
Referente: padre Adriano Pelosin, prete del PIME.

Dopo vari anni in cui i missionari del PIME gestivano direttamente anche i sostegni a distanza della zona di Chiang Rai, per semplificare e rendere sempre più trasparente la gestione del progetto, tutte le adozioni a distanza di bambini che appartengono ai villaggi della provincia di Chiang Rai (villaggi che sono stati affidati alla responsabilità dell’Istituto Missionario Thailandese), sono ora gestite dall’Istituto stesso nella persona di padre Adriano Pelosin, prete missionario del PIME; ed attualmente Superiore Generale del suddetto Istituto. Pur continuando quindi il sostegno degli stessi bambini, alla Associazione è stato chiesto di formalizzare l’apertura di una nuova missione in cui sono confluiti i bambini sostenuti a distanza dei villaggi della provincia di Chiang Rai in precedenza annoverati tra quelli seguiti dalla missione di Ngao.

Missione di Fang

Thailandia
Referente: padre Marco Ribolini, prete del PIME.

Padre Marco Ribolini, Missionario del PIME, di origine milanese, ordinato sacerdote nel 1999 e giunto nel 2005 in Thailandia, ha prestato il suo servizio nella Missione di Lampang e poi in quella di Ngao, al nord del Paese. Insieme a padre Luigi Siviero è stato referente locale della Associazione per parecchi anni. Nel 2014 è stato incaricato della missione di Fang, la missione più a nord tra quelle seguite dal Pime. Da qui ha fatto esplicita richiesta all’Associazione di poter iniziare una nuova collaborazione attraverso il sostegno a distanza di bambini e ragazzi appartenenti alle popolazioni di questo luogo. La missione è una delle più grandi del nord della Thailandia: è composta da due grandi centri (Fang e Ban Thoed Thai, l’uno distante dall’altro di circa 90 km.), una cinquantina di villaggi e due grandi ostelli che ospitano 160 bambini (dall’asilo alla terza media). L’impegno non è solo pastorale, ma anche sociale, con una grande attenzione allo sviluppo umano e culturale. Il 6 gennaio 2018, su suggerimento del Vescovo di Chiang Mai, vengono divisi i due centri missionari creando due parrocchie distinte: Fang e Ban Thoed Thai. La parrocchia di Fang viene affidata alla responsabilità di p. Massimo Bolgan (fino ad allora coadiutore di p. Ribolini), mentre p. Ribolini si sposta a Ban Thoed Thai per dare impulso alla nuova missione appena nata.

Dalla missione di Ban Thoed Thai vengono seguiti 27 villaggi di due gruppi etnici: Akha e Lahu. Queste popolazioni tribali, sono minoranze etniche provenienti, molto spesso come rifugiati, dal Laos, dalla Birmania e dalla Cina (in questi stati, queste tribù non sono minoranze, ma popolazioni etniche numerose e culturalmente vive con una loro lingua e cultura ben precisa e distinta). Fra questi gruppi etnici, molti sono ancora privi di cittadinanza thailandese e la maggioranza degli adulti non parla ancora il thailandese, di conseguenza, sono costretti ad affrontare enormi difficoltà per godere della piena cittadinanza e dei diritti che ne conseguono. L’inserimento dei bambini nel sistema scolastico thailandese diventa allora una grande priorità. Spesso questa gente, un tempo nomade o semi-nomade, non ha sufficiente terra per coltivare il riso (alimento base) e lavora a giornata per paghe irrisorie. Ai giovani poi, ancora sovente senza alcun grado di educazione, non resta che la manovalanza a buon mercato se non addirittura i traffici per cui la Thailandia è tristemente famosa: droga e prostituzione. L’iniziativa “adozione a distanza” si inserisce in questo contesto e si concretizza attraverso tre modalità:

  • Un ostello per bambini dalla prima elementare alla terza media. Qui vengono accolti ragazzi/e provenienti dai villaggi dove non c’è la scuola o dove non è possibile raggiungere una scuola vicina. Vivendo al centro, i ragazzi possono frequentare la scuola pubblica del distretto. La povertà delle famiglie non permette loro di collaborare in nessun modo o solo in piccola parte; per questo la missione mette a disposizione dei ragazzi tutto quanto è necessario per la scuola, l’alimentazione e la salute. Quest’anno presso l’ostello di Ban Thoed Thai sono ospitati 60 ragazzi e ragazze (43 delle elementari e 17 delle medie).
  • Aiuto ai ragazzi/e che vivono in famiglia (nei villaggi in cui la scuola è presente e raggiungibile): si aiuta nell’alimentazione, spese scolastiche e assistenza medica. L’aiuto al ragazzo/a diventa aiuto a tutta la famiglia, perché è impossibile separare i bisogni di uno da quelli degli altri membri. In questo compito sono preziosi e fedeli collaboratori i catechisti che risiedono nei villaggi o che li visitano regolarmente. I missionari coordinano il lavoro cercando di visitare i villaggi frequentemente.
  • Aiuto ai ragazzi che devono viaggiare per andare nella scuola magari in qualche villaggio vicino. Là dove è possibile, si cerca di far sì che i bambini crescano a casa loro. Così si sostiene il progetto di avere una macchina per i villaggi che devono mandare e andare a prendere i propri bambini magari in qualche villaggio vicino alla scuola.

Catholic Center

Chaehom – Lampang – Thailandia
Referente: don Bruno Rossi.

Il servizio della missione di Chaehom-Lampang si rivolge a quaranta villaggi di vari gruppi etnici (Lahu, Karen, Akha, Isaan, Yao, Lisu, Hmong). Generalmente ogni gruppo etnico mantiene la propria lingua, cultura, tradizioni e religione, spesso molto diverse fra loro. Si va dal predominante Buddismo, in Thailandia seguito dal 95% della popolazione, alle varie devozioni “animiste” o legate agli avi. Il lavoro della missione, iniziato dai padri del PIME e ora affidato ai preti fidei donum della missione triveneta si concentra fortemente sulle popolazioni immigrate dalla Birmania, Laos e Cina in quanto più esposte allo sfruttamento e alla miseria. Spesso non hanno terra per coltivare il riso, alimento base: lavorano a giornata per paghe irrisorie. Con il contributo ricevuto grazie all’adozione a distanza si provvede al mantenimento di bambini e ragazzi secondo due modalità:

  • 4 Centri che accolgono ragazzi con maggior disagio dal punto di vista educativo o familiare. Vi si accolgono ragazzi e ragazze dagli 8 ai 19 anni, molti dei quali non sono cattolici, provenienti dai villaggi di montagna dove non c’è scuola e da dove non è possibile raggiungere una scuola vicina. I ragazzi frequentano le scuole statali vicino alle quali si sono pensati i Centri. La povertà delle famiglie non permette loro di collaborare in alcun modo, per cui la missione mette a disposizione dei ragazzi tutto quanto è necessario per la scuola, l’alimentazione e la salute. I ragazzi ritornano nelle loro famiglie durante i periodi di vacanza o nei fine settimana. Il Centro maggiore accoglie centodieci ragazzi e si trova a Chaehom, sede della missione.
  • aiuto ai ragazzi che vivono in famiglia (nei villaggi in cui la scuola è presente o raggiungibile): si aiuta nell’alimentazione, spese scolastiche, assistenza medica. L’aiuto al ragazzo diventa aiuto a tutta la famiglia.

I ragazzi sostenuti nel 2015 con contributi di vario genere sono più di seicento. Circa centoottanta di questi risiedono in uno dei quattro Centri. Una ventina di giovani hanno concluso le scuole superiori e alcuni di loro proseguiranno con gli studi universitari, mentre altri si inseriranno nel mondo professionale. A chi ha concluso gli studi grazie al progetto di sostegno a distanza viene chiesto di andare a lavorare per la missione almeno per un anno in modo da aiutare la parrocchia nelle sue necessità. In questo modo gli studenti diventano anche una risorsa importante per i Centri, per i quali è sempre più difficile trovare educatori. Inoltre la richiesta di dare un anno del loro tempo aiuta anche ad educarli alla riconoscenza per quanto hanno ricevuto durante gli anni di studio.

Della stessa missione fa parte anche il “Foyer Nemesia” gestito dalle Suore della Carità di santa Giovanna Antida Thouret. Qui vengono accolte con amore ragazze (dai 13 anni in su), appartenenti alle etnie Isan e Lanna, con situazioni familiari difficili. Il progetto educativo è il seguente:
Accogliere le adolescenti figlie di immigrati e di rifugiati esposte al rischio di sfruttamento sessuale e economico.
Educare: inserirle in un piano di studi personalizzato.
Formare: renderle capaci di vivere in pienezza.
Inserire: accompagnarle nella ricerca di un lavoro e di una realizzazione nella vita.
Durante il giorno vengono inoltre accolti bambini e adolescenti con gravi disabilità.

www.missionethailandia.org